Cesare Giardini













Il codice Giardini

Galleria Lazzaro by Corsi
19 aprile – 10 maggio 2011

A cura di Fortunato D'Amico
Catalogo in galleria

Milano, via Broletto 39
Tel: 02/8052021

Orario
martedì - sabato 10 - 19.30
domenica - lunedì 15 - 19

La Galleria Lazzaro by Corsi presenta per la prima volta la personale di Cesare Giardini: in mostra tele di differenti formati dipinte ad olio, tra le quali molte inedite e una serie di carte realizzate con varie tecniche. Le opere recenti assimilano le lezioni dei maestri lombardi che tra il quattrocento e il cinquecento hanno operato nei territori appartenenti ai Visconti ed agli Sforza. "Il Codice Giardini" rivela il lavoro di continua ideazione dell'arte a partire da un patrimonio comune: la natura. L' incessante invenzione di paesaggi paradisiaci, raccontati percorrendo le tele ad olio dell'artista, evidenzia l'introiezione di linguaggi criptici, impiegati in modo ricorrente per narrare un'acquisita consapevolezza pittorica. In bilico tra realtà e fantasia, il viaggio iniziatico intrapreso dai personaggi figurati negli scenari creati dall'artista, è orientato a soddisfare le esigenze di un pubblico in cerca di emozioni e conoscenze, predisposto a continuare il cammino sui sentieri inconsueti delle terre promesse. Una proposta, quella di Cesare Giardini, da "tour operator", sempre pronto ad indicare le nuove mete scorte oltre la cortina dell'immaginabile terrestre. La strada, i profili delle montagne, il colore, la stessa concezione dello spazio-tempo, diventano formulari di un lessico strutturato. Una grammatica personale, generata dalla rivisitazione contemporanea di "climax" mitologici, ispiratrice di un meraviglioso senso dello stupore, continuamente riversato al cospetto dell'osservatore.

Fortunato D'Amico


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Introduzione alla pittura di Cesare Giardini

La pittura di Cesare Giardini ha come tematica di riferimento il viaggio, inteso come grande metafora, come luogo della memoria e del sogno.
L’artista sostiene che ciò che rimane di un viaggio sono alla fine piccole cose antiche: la luce, i profumi, gli sguardi e le nuvole.
Dal 2005 l’attenzione del pittore si è soffermata sul rapporto tra paesaggio e architettura cercando di individuare ed esprimere “una poetica delle anomali della contemporaneità”.
Scrive a tale proposito Luca Arnaudo nel testo in catalogo per la mostra allo studio Neo Geo di Milano tenutasi nei mesi di febbraio-marzo 2008: “Giardini appartiene insomma a pieno titolo alla linea moderna della pittura fantastica, una linea che egli prosegue attraverso un immaginario risolutamente personale, dove alla progressiva rarefazione degli originari intenti più schiettamente narrativi si accompagna da ultimo l’emergenza di istanze analitiche della realtà vissuta e osservata.
Tale analisi, peraltro, non si presenta mai in senso esclusivamente critico, piuttosto come componente di un’inedita poetica delle anomalie della contemporaneità: anomalie assunte come dato di fatto, e in cui pure possono darsi frammenti di una nascosta bellezza. La ricerca più di recente condotta da Giardini sulle mutazioni del paesaggio italiano appare in tal senso esemplare. Resse di automezzi accalcati intorno a costruzioni disperse, ripetitori puntati verso il nulla, strade interrotte che fendono ampi panorami dove l’isolamento è stato barattato per l’abbandono: questi e pochi altri elementi ripetuti vengono a definire uno spazio straniato, trasfigurato nella pittura in immagini di sospesa immobilità. Ciò che mobile e rassicurante rimane, ad ogni buon conto, è la sagoma azzurra di una corriera che l’artista dispone ad attraversare e superare simili distese. Nel suo modesto, determinato arrancare la macchina semplice e ormai antica di Giardini diviene allora il mezzo ideale per avviare ’immaginazione e trasportarla nell’andare del ricordo – quello di un giocattolo dell’infanzia, ma potrebbe anche essere di un itinerario esotico animato da nuove luci e nuovi odori, così come di uno sguardo fisso sul moto delle nuvole giusto dietro casa – fino a farla giungere al punto del tempo e della terra che occupiamo: si viaggia intanto con una dolcezza di sogno, sonnecchiando appoggiati all’immagine come al vetro appannato di una vecchia corriera”.


Viaggio iniziatico


A proposito della corrierina


La corriera che appare in molti miei quadri è nata, forse casualmente, alla fine degli anni settanta in alcune grandi tele ma solo più tardi ho cercato di teorizzare dei significati simbolici sulla sua presenza in molte opere. Probabilmente la corriera diventa soggetto del quadro e nello stesso tempo spettatore, cioè, sostituisce il viaggiatore che compiva il grand tour e provava stupore davanti alla natura e sospensione nell’ammirare le antiche rovine.
Più tardi sarà il romanticismo tedesco a descriverci il viandante con il bastone che identifica il viaggio con la motivazione stessa dell’esistenza.Se il viaggiatore moderno nasce da queste figure, lasciandoci alle spalle il mito del grande viaggio dall’Eneide a Don Chisciotte, l’invenzione della corriera come viaggiatore spettatore diventa a suo modo un’immagine poetica.
La corriera ha comunque una serie di altre caratteristiche che non vanno trascurate: trasporta in continuazione sullo stesso tragitto un’umanità che viaggia per lavoro, per amore o per dolore, e dopo tanto viaggiare e trasportare essa stessa rimane impregnata di sentimenti umani. La corrierina blu è anche un oggetto in estinzione, fino a qualche decennio fa quasi tutte le corriere erano blu, di un particolare blu che non esiste più. La corriera è forse anche, come scrive Luca Arnaudo, un giocattolino dell’infanzia amato e perduto per sempre.
Per finire la corriera ha il grande pregio di raggiungere i paesi più inaccessibili, su colli o montagne o in mezzo a deserti permettendo l’incontro di gente e scambi di culture. Contrariamente al treno arriva davvero ovunque ci sia una strada appena percorribile.
Il grande viaggio non è necessariamente quello che richiede quindici ore d’aereo. Sottovalutiamo che con tre quarti d’ora di corriera possiamo raggiungere località dove si parla un altro dialetto, il pane ha un altro sapore, perfino le nuvole sono diverse.
Ne risulta che questo piccolo viaggio ha già tutti i presupposti dell’avventura.
Quindi, del grande viaggio.

C.G.

La strada, 2008, 40 x 40 cm. Olio su tela





Il viaggio misterioso, 2008, 80 x 80 cm. Olio su tela